Nel nome di Giordano Bruno, arso sul rogo per le sue idee il 17 febbraio 1600

Nel nome di Giordano Bruno, arso sul rogo per le sue idee il 17 febbraio 1600


“Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Giordano Bruno si rivolse con queste parole al Tribunale dell’Inquisizione che lo condannava per eresia. Non abiurò e per questo fu arso vivo nella piazza romana di Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600. Il suo coraggio, la forza delle sue idee, la sua incommensurabile Opera sono per ogni fratello un messaggio forte e piu’ che mai attuale, la cui memoria va costantemente onorata. Nell’anniversario del suo martirio il Grande Oriente d’Italia rende speciale omaggio a un vero, sublime maestro, ad un uomo profondamente e infinitamente libero, che non si piegò dinanzi a nulla pur di non rinunciare al diritto che è scritto dentro di noi fin da quando veniamo al mondo di dare espressione al proprio pensiero.


Non a caso la statua del frate domenicano nella famosa Piazza Campo de’ fiori a Roma, fu voluta dalla Massoneria e realizzata dallo scultore Ettore Ferrari, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1904 al 1917. Ed è lì dal 1889 come un faro nella notte a indicarci la via della ricerca della verità.


Lunga e travagliata fu però la sua realizzazione. Il filosofo nolano, mandato al rogo dalla Chiesa perché eretico, nella Roma dell’ultima fase risorgimentale era diventato vessillo dell’anticlericalismo e campione della lotta all’autoritarismo. Francesco De Sanctis che era ministro dell’Istruzione volle ripubblicarne le opere e nel 1876 dalle aule dell’Università di Roma venne lanciata l’idea di un momumento da intitolargli. Il progetto che scatenò una interminabile diatriba politica ma c venne sostenuto da un comitato internazionale e dalla Massoneria. Fu così che nel 1884 venne chiesto allo scultore e libero muratore Ettore Ferrari -che poi nel 1904 diventerà Gran Maestro del Grande Oriente- di lavorare ad una statua che diventasse icona di laicità. Ferrari fu costretto a cambiare il primo bozzetto che raffigurava Giordano Bruno atteggiato a tribuno con il braccio alzato polemicamente e a trasformarlo nel frate con il libro in mano rivolto in direzione di San Pietro.


Ma nonostante i compromessi iconografici raggiunti, il permesso del Comune di Roma di erigere la statua in Campo dè Fiori, luogo dove aveva avuto luogo il rogo, arrivò dopo molte traversie il 30 dicembre 1887. Il 9 giugno 1889 la statua venne inaugurata. Un corteo di duemila persone sfilò dalla stazione Termini fino alla celebre piazza. Intorno al basamento della statua si stagliano otto medaglioni con i ritratti dei “martiri del libero pensiero”.


In senso orario, partendo dal lato nord troviamo: Huss e Wycliff, contestatori della Chiesa prima della Riforma protestante; a est Michele Serveto e Antonio Paleario, umanisti critici della dottrina ecclesiastica, il primo condannato al rogo dai calvinisti; a sud Lucilio Vannini e Pietro Ramo, protestanti; a ovest Tommaso Campanella e Paolo Sarpi. Sotto i medaglioni tre rilievi nei quali Ferrari raccontò: Bruno all’università di Oxford; la sentenza del Sant’Uffizio e l’epilogo tragico. Sulla parte anteriore l’iscrizione composta dal filosofo e massone Giovanni Bovio: “A Bruno il secolo da lui divinato, qui, dove il rogo arse”.


Nel nome di Giordano Bruno, arso sul rogo per le sue idee il 17 febbraio 1600

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