Le grandi logge d'Italia: storia e presente
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Pochi paesi hanno un rapporto con la massoneria così carico di storia, di passione e di fraintendimento come l'Italia. La massoneria italiana è stata protagonista del Risorgimento, ha attraversato fascismo e dopoguerra, è stata travolta dallo scandalo della loggia P2 negli anni Ottanta, e oggi esiste in forme regolari e serie che faticano a scrollarsi di dosso il peso di quella storia.
Capire la massoneria italiana significa navigare tra realtà molto diverse — e imparare a distinguerle con onestà intellettuale.

Il Risorgimento e la presenza massonica
La massoneria italiana moderna affonda le radici nel Risorgimento. Giuseppe Garibaldi era massone — e lo fu con grande orgoglio pubblico, a differenza di molti altri fratelli della sua epoca. Giuseppe Mazzini ebbe un rapporto complesso con la massoneria, alternando vicinanza e critica. Cavour non era massone, ma lavorò in ambienti fortemente influenzati dal pensiero delle logge.
Il legame tra massoneria e unità d'Italia non è un'invenzione apologetica: è un dato storico. Le logge furono luoghi di incontro tra patrioti di diverse provenienze, spazi in cui si poteva discutere liberamente in tempi in cui la libertà di espressione era limitata. Dopo l'Unità, la massoneria italiana attraversò una fase di grande vitalità e influenza pubblica.
Il fascismo e la messa al bando
Con l'avvento del fascismo, la massoneria italiana fu messa al bando. Nel 1925, Mussolini ne decretò la soppressione: le logge furono chiuse, i massoni schedati e perseguitati, molti costretti all'esilio. Il regime non poteva tollerare un'associazione che professava libertà, uguaglianza e internazionalismo.
Paradossalmente, questa persecuzione — insieme a quella nazista in Germania e franchista in Spagna — conferì alla massoneria una patente di onorabilità democratica che avrebbe pesato favorevolmente nella sua rinascita postbellica. Chi era stato perseguitato dai totalitarismi non poteva essere, per definizione, il potere occulto che i complottisti descrivevano.
Lo scandalo della P2 e le sue conseguenze
Lo scandalo della loggia Propaganda Due — la P2 di Licio Gelli — è il momento più buio della storia massonica italiana recente. La P2 non era una loggia massonica regolare: era una struttura clandestina, priva di copertura dall'obbedienza di riferimento, che aveva reclutato centinaia di personaggi influenti della politica, dell'esercito, della magistratura e dell'informazione con finalità che nulla avevano a che fare con la tradizione iniziatica.
Quando l'esistenza della P2 fu rivelata, nel 1981, il danno reputazionale per tutta la massoneria italiana fu enorme — e in larga misura ingiusto. Le logge regolari, che nulla sapevano e nulla c'entravano con Gelli, pagarono un prezzo altissimo in termini di credibilità pubblica. Ancora oggi, quarant'anni dopo, il nome «massoneria» in Italia evoca quasi automaticamente la P2.
La realtà odierna
La massoneria italiana regolare — quella riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra — esiste e lavora. Il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia sono le due principali obbedienze; esistono anche altre realtà più piccole. Complessivamente, si stima che i massoni italiani regolari siano oggi tra i cinquanta e gli ottantamila.
È una realtà viva, impegnata sul piano culturale e formativo, consapevole del peso della propria storia e determinata a costruire una reputazione all'altezza dei propri valori dichiarati. Un percorso non facile — ma necessario, per chi vuole essere fedele alla migliore tradizione della fratellanza iniziatica.

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